Adios España, è tempo di abdicare: il Cile s’impone 2-0

by · June 18, 2014

 

Lo faranno pure raramente ma… il tempo di abdicare, in quel di Spagna, è arrivato anche nel calcio. Dopo i reali, abdicano anche i leggendari conquistadores del rettangolo di gioco, capaci di dettare legge incontrastati per due europei consecutivi, passando per un mondiale e mostrando al mondo del calcio la migliore evoluzione del calcio totale di derivazione olandese, innovato e scandito dal ritmo del tambureggiante tiki taka. Un ritmo ed un ciclo tramontati nel giro delle prime due partite di questi mondiali: prima l’umiliante debacle contro i funambolici olandesi, ora la sonora e decisiva batosta rimediata contro un coriaceo e grintoso Cile.

A inizio gara, Del Bosque non opta per una rivoluzione in seguito al massacro d’esordio firmato Olanda, ma a fare le spese delle modifiche adottate dal tecnico spagnolo sono Xavi, rimpiazzato dall’ala destra Pedro, e Pique, sostituito da Javi Martinez, senza influire tatticamente più di tanto sul 4-3-3 versione interscambiabile degli ultimi 6 anni. Dal canto suo, il tecnico cileno Sampaoli può contare dal primo minuto sulla portentosa rabbia agonistica di Arturo Vidal, piazzato davanti ad un’arcigna difesa in qualità di perno tuttofare in un 5-3-2 che in avanti può contare sull’imprevedibilità dell’imprendibile attaccante del Barcellona Alexis Sanchez e di Edu Vargas, punta di proprietà del Napoli.

Vargas

Dopo venti minuti iniziali di studio, la difesa della Spagna sbanda di fronte ad un’azione in velocità dei sudamericani che pare estrapolata direttamente dal manuale del calcio: bellissima combinazione orchestrata da Sanchez e Vidal che innescano all’interno dell’area Aranguiz, astuto a calibrare di fino al centro per un Edu Vargas (foto sopra) lesto a depositare nel sacco evitando l’intervento alla disperata di Casillas (foto sotto). La reazione spagnola c’è, ma si concretizza solo in un destro fuori misura di Xabi Alonso dal limite, su pregevole sponda di Diego Costa, e in un sinistro al volo dello stesso asso conteso iberico sull’esterno della rete, che concede solo l’illusione del gol. E’ tutt’altro che illusione invece il jolly pescato con un pregevole esterno da Aranguiz al 43°, letale nel raccogliere una respinta corta di Casillas su punizione velenosa di Sanchez per un 2-0 che scatena l’entusiasmo cileno tanto sugli spalti quanto sul rettangolo di gioco. Emblema della squadra è un indemoniato Arturo Vidal: il Messi del centrocampo sudamericano attacca palloni e caviglie con una fame agonistica senza eguali, rimediando un giallo per irruenza ma anche scroscianti applausi che accompagnano all’intervallo.

Casillas

Al rientro dagli spogliatoi, Del Bosque lascia fuori Xabi Alonso e sceglie Koke, il cui nome recita all’anagrafe anche Resurrecion: ma l’onnipotenza non è di questo mondo e la serata non sembra quella giusta per i miracoli. La Spagna prova a far circolare il pallone più velocemente ma, quando Iniesta libera Diego Costa in area di rigore, il tentativo del brasiliano viene deviato dalla scivolata di Isla in angolo. Che la serata sia storica, ma in negativo, lo si comprende emblematicamente al 53°, quando una rovesciata di David Silva libera Busquets sul secondo palo a due metri dalla porta, ma è clamoroso l’errore del mediano del Barça che calcia fuori. Cala il sipario sul tiki taka: la Spagna non ritrova l’argento vivo che ne aveva contraddistinto l’inarrestabile ruolino di marcia, così al 68° Isla in scivolata rischia addirittura di correggere da posizione decentrata un tiro-cross che sancirebbe il 3-0, se la traiettoria non fosse alta di un metro sopra la traversa.

Il finale concede gloria all’estremo difensore cileno, Bravo di nome e di fatto, reattivo sia al 79°, quando devia una staffilata del neoentrato Cazorla piatto mancino rifugiandosi in angolo, sia all’83°, quando guizza di reni salvando su una palombella dal limite con la quale Iniesta prova a pescare il jolly. Il triplice fischio finale chiude un ciclo incontrastato durato 6 anni: adios España, è tempo di abdicare e lasciare la corona. I Mondiali 2014 eleggeranno nuovi re, intanto la corsa per l’Eldorado perde i leggendari conquistadores e scrive l’ultima pagina della loro immortale leggenda.

@ Mario Agostino

Ecco il tabellino finale:

Spagna (4-3-3): Casillas; Azpilicueta, Javi Martinez, Sergio Ramos, Jordi Alba; Busquets, Xabi Alonso (46′ Koke), Pedro (76′ Cazorla); David Silva, Diego Costa (46′ Torres), Iniesta. A disp.: De Gea, Reina, Juanfran, Albiol, Piquè, Fabregas, Mata, Villa. All.: Del Bosque.

Cile (5-3-2): Bravo, Isla, Medel, Jara, Silva, Mena; Aranguiz (46′ Gutierrez), Vidal (87′ Carmona), Diaz; Sanchez, Vargas (84′ Valdivia). A disp.: Herrera, Rojas, Toselli, Albornoz, Fuenzalida, Beausejour, Orellana, Paredes, Pinilla. All.: Sampaoli.

Arbitro: Mark Geiger

Marcatori: 20′ Vargas, E. 44′ Aranguiz

Ammoniti: Vidal, Mena (C), Alonso (S)

 

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