Germania “ÜBER ALLES”: il Mondiale Brasile 2014 è tedesco

by · July 13, 2014

 

Il cavallo buono si vede alla lunga: abbiamo sentito spesso fornire dall’ippica l’espressione più consona ai più svariati ambiti sportivi, non di rado nei campionati di calcio. Possiamo farvi ricorso ora, al termine dei Mondiali 2014 conclusi dalla finalissima Germania-Argentina: a Rio de Janeiro, i tedeschi si laureano campioni del mondo, al termine di una cavalcata che li ha visti prevalere davvero alla lunga, nel caso specifico ai supplementari, ancora una volta. Il gol che vale il quarto titolo mondiale della storia calcistica teutonica porta la firma di Mario Götze, subentrato dalla panchina sul finire dei tempi regolamentari a quello che la storia del calcio indica attualmente come il più prolifico capocannoniere dei Mondiali, “mister 16 gol” Miroslav Klose, esausto dopo un’altra battaglia giocata con impegno e sapienza tattica esemplari, seppur non decisivi. Götze chiama il 113, parliamo di minuti di gioco, e chiude i conti con una splendida giocata all’interno dell’area: su cross da sinistra di un altro letale subentrato in corso d’opera, Schurrle, il genietto di Memmingen stoppa a seguire di petto e realizza al volo un gol che consegna alla Germania i Mondiali 2014.

Vince la squadra meglio assortita in ogni reparto, come testimoniato anche in finale dalla qualità decisiva degli uomini subentrati dalla panchina a partita in corso, in questo caso Schurrle e Gotze (foto sotto), ma non solo. Nel corso della rassegna, il centravanti Klose era partito per la seconda gara consecutiva dalla panchina quando aveva acciuffato contro il Ghana, alla seconda uscita mondiale nel girone di qualificazione, un pareggio preziosissimo per i suoi: la sua “zampata” da bomber di razza gli sarebbe valsa una maglia da titolare per il resto del Mondiale, portando poi a lui il suddetto record di realizzazioni, ai compagni un punto di riferimento di primo piano in fase di finalizzazione. Senza scordare l”infortunio all’alba dei Mondiali di Marco Reus, rapidissimo attaccante esterno che avevamo annoverato tre le stelle più attese nella rassegna, la Germania ha sfoggiato nel corso del torneo una difesa a quattro imperniata sui granitici Hummels e Boateng, nonché una batteria di trequartisti e interni di centrocampo invidiabile: Kroos, Ozil, Schweinsteiger, Schurrle, Götze, Muller (5 reti), Khedira, Kramer.

Gotze

Tutti nomi di primo piano, tutti sopra la media, tutti utili, nessuno indispensabile nè fuoriclasse: un’organizzazione di gioco estremamente scolastica ma studiata all’ossessione, affinché alla mancanza di imprendibili funamboli o magici numeri 10 sopperissero tattica, abnegazione, scintillante preparazione atletica e quella mentalità vincente che ha consentito alla Germania di imporsi ai supplementari agli ottavi contro una coriacea Algeria e in finale contro un’ottima Argentina, tradita dai suoi finalizzatori.

Già, un’ottima Argentina tradita in ben tre nitide occasioni, rispettivamente toccate a Higuain, Messi e Palacio: parleremmo di ben altro esito probabilmente se al 21° il centravanti del Napoli non si fosse divorato, calciando clamorosamente a lato a tu per tu con Neuer dal limite dell’area, un’occasionissima favorita da un incauto retropassaggio di testa di Kroos; parleremmo di ben altro genere di calcio se l’attesissimo Leo Messi, ancora una volta incalzato da conati di vomito da ansia in mondovisione nel corso della gara, non avesse fatto solo la barba al palo al 47° con un diagonale mancino dopo essere stato liberato da un’imbucata all’interno dell’area di rigore; parleremmo di ben altri subentrati decisivi se Palacio, liberato da un cross da sinistra al 7° del primo supplementare, non avesse stoppato male e tentato un pallonetto finito solo a lato…

Ma i “se” ed i “ma”, è risaputo, restano corredo per le cronache ed il calcio non fa impietosamente eccezione: lo stop di petto, la freddezza e la conclusione a rete che a Palacio avevano fatto difetto sono invece sciorinati e assemblati con encomiabile tecnica da Götze. Il gol del 113° annichilisce l’Argentina, incapace di reagire dopo il dispendio di energie pressoché totale di una gara che l’aveva vista irretire perfettamente la fase offensiva tedesca e tremare davvero solo allo scadere della prima frazione, quando un’incornata di Howedes su calcio d’angolo vedeva stamparsi sul palo il pallone del possibile 1-0.

Germania

Vince la squadra più forte della rassegna, pur non quella che avrebbe meritato di più nella partita finale: onore all’Argentina di Sabella, trascinata nel primo tempo da un Lavezzi uscito spossato già nell’intervallo dopo avere “sverniciato” insieme a Messi più di una volta i fianchi della retroguardia tedesca. Onore ad un gruppo sudamericano capace di subire solo tre reti prima della finale, registrando un inaspettatamente solido pacchetto arretrato, privo di grandi nomi ma orchestrato dal temperamento sulla mediana del leader Mascherano, ancora una volta esemplare anche in finale. Onore agli sconfitti il cui numero 10, Leo Messi, non riuscirà ancora a scalzare il mito di Maradona quale argentino più forte di tutti i tempi e, per ovvia conseguenza, neanche quello di più forte giocatore: il tempo però, anche questo è risaputo, è galantuomo.

Se per il momento i cugini brasiliani si consoleranno per lo meno evitando la beffa di vedere gli argentini sollevare la coppa in casa verdeoro, nei prossimi anni sapremo quanto c’è di irresistibile in questa nidiata di perfetti soldati germanici e quanto c’è di leggendario nella “pulce” argentina, comunque insignita del premio di miglior giocatore del torneo nonostante due comparse decisive, in semifinale e finale, non certo all’altezza della sua fama: questa volta, fiumi di birra e costumi tedeschi impreziosiscono un mondiale che la Germania consegna alla storia del calcio dopo avere rifilato un 4-0 a sua maestà Cristiano Ronaldo & c. e un indimenticabile 7-1 ai padroni di casa brasiliani. Un Mondiale giocato con autorevolezza e basso profilo fin dall’inizio, concluso in gloria dopo due decenni di ottimi piazzamenti e investimenti mirati sui settori giovanili calcistici del paese. Dopo l’epoca del “tiki taka” dei leggendari conquistadores spagnoli, ecco aprirsi quella della efficiente e severa organizzazione teutonica: anche la storia del calcio è ciclica e rivelerà la durata della nuova epoca, noi confidiamo intanto di avervene saputo raccontare degnamente la magia.

@ Mario Agostino

Ecco il tabellino finale:

Germania(4-2-3-1): Neuer; Lahm, Hummels, Boateng, Höwedes; Schweinsteiger, Kramer (32′ Schurrle); Müller, Kroos, Özil (120′ Mertesacker); Klose (88′ Gotze). Allenatore: A. Sabella

Argentina (4-3-3): Romero, Zabaleta, Demichelis, Garay, Rojo; Pérez (86′ Gago), Mascherano, Biglia; Messi, Higuain (78′ Palacio), Lavezzi (46′ Aguero). Allenatore: A. Sabella

Arbitro: Nicola Rizzoli

Marcatori: 113′ Gotze

Ammoniti: Mascherano, Aguero (A), Schweinsteiger, Howedes (G)

Comments

comments