Il “Bad boy” che sfida “O’ NEYmar”

by · June 22, 2013

“Chi è più forte tra Balotelli e Neymar?” Il quesito che si pongono gli appassionati di calcio, siano essi giornalisti, opinionisti o semplici tifosi, ogni qualvolta la dea del pallone si appresti a mettere a confronto due talenti internazionali, è come sempre di difficile soluzione: anche stavolta non si esime dal dare vita a soggettivi quanto inconcludenti dibattiti.
ItaliaBrasile, pepatissima sfida di questa sera proposta dal calendario della Confederations Cup 2013, è già di per sé un partita che offre i più svariati e interessanti spunti. Se poi fra le due formazioni scorgi due nomi altisonanti come Balotelli e Neymar, allora la sfida si accende ancora di più.
Il confronto, a dire il vero, appare un alquanto impari: fra il carioca e l’azzurro ci sono solo due anni di differenza ma, mentre il secondo ha già toccato diversi lidi del calcio europeo confrontandosi con realtà e giochi diversi, il primo è ancora in piena fase ascendente, pronto a divenire una stella nel firmamento del calcio mondiale. Nonostante le storie, i gol e le caratteristiche così differenti, O’Ney, per sbilanciarci in un ardito gioco di parole con il soprannome di Pelè, e “SuperMario” sono i classici giocatori che “fanno la differenza”, facendo pendere l’ago della bilancia a favore della propria squadra.
Ciò che li distingue, semmai, è la gestione del loro talento: doti tecniche indiscutibili, quelle dell’italico Balo e del “brasileiro” Neymar, ma per rispondere alla suddetta domanda è necessario spingersi aldilà delle considerazioni prettamente sportive.
Non devono confondere, al fine di giungere a facili conclusioni, le mirabolanti giocate di Neymar da Silva Santos Junior come prova schiacciante finalizzata ad assegnargli il premio di miglior giocatore: dotato di tecnica sopraffina (come constatato dalla nazionale del Messico), di un eccellente controllo di palla, di velocità e dribbling ubriacanti, il limite pericoloso che rischia di oltrepassare è quello della finalizzazione, che talvolta rischia di lasciare spazio alla leziosità fine a se stessa.

super Neymar

Spesso è il pragmatismo ad avere la meglio nel quantificare la reale forza di un calciatore: Balotelli, come avevamo già analizzato, è potenza, fisico e cinismo sotto porta; Neymar (ammirabile anche in questo video) è classe, estro e magia.
Due mondi diversi che s’incontrano: due fisionomie opposte, due stili che pagano (sempre), ma incantano in modo diverso, com’è polarmente opposta la cultura di provenienza.
Le statistiche dicono due gol a testa in avvio di questa Confederations, anche se è indubbio che la qualità delle segnature di Neymar (nella foto sopra) siano migliori di quelle di Super Mario, ma anche questo non basterebbe per arrivare al punto, giacché il paragone nella due realtà calcistiche in cui si trovano non è ancora possibile: occorrerà aspettare l’inizio dei campionati di club, quando Neymar vestirà la casacca blaugrana e assaggerà un calcio più tattico rispetto a quello brasiliano, per visionare un parametro più verosimile.
A pensarci bene, è la stessa “macchia” di carriera imputata a Pelé dai suoi detrattori nell’evocazione dell’eterna sfida col Pibe de Oro Diego Armando Maradona: reo di non essere approdato nel calcio europeo consentendo un confronto sullo stesso livello tra i due campionissimi, Pelè non vestì mai casacche di club fuori dal Brasile.
Al di là di improvvidi giudizi sportivi nel menzionare due grandissimi del calcio mondiale, non rimane che guardare al lato caratteriale, già vagamente evocato nelle righe iniziali, dei due giovani calciatori.

balotelli italia

Why Always Me?“, il messaggio che Balotelli (nella foto sopra) mostrò sulla maglia ai tempi di Manchester, è la domanda emblematica di un giocatore estremamente eccentrico e che fa, nel bene e nel male, sempre parlare di sé. Dagli screzi con Mancini, che lo cacciò dal campo in un’amichevole di precampionato per aver tentato il gol di tacco davanti alla porta, all’indimenticabile lancio della maglia a terra (con tanto di improperi rivolti alla propria curva interista) in occasione del match vinto contro il Barcellona. L’indolenza e la burrascosità del “Bad Boy” lo rendono imprevedibile a livello caratteriale, cosa che può penalizzare il suo valore. D’altro canto, però, anche Neymar ha un precedente che può attivare lo stesso campanello d’allarme: si ricorda, nel Santos, il suo personale ammutinamento contro il suo allenatore, colpevole di non avergli concesso di tirare il calcio di rigore che si era procurato. Allora si incaponì, destreggiandosi in continui dribbling senza passare più la palla ai compagni: un gesto isolato, che tuttavia può creare più di qualche sospetto sulla sua professionalità. Restano aperte, dunque le incognite che determinano una risposta definitiva: “chi è più forte fra i due?” La supersfida è ancora aperta e la palla passa dunque al campo: ancora una volta solo lui, ineccepibile giudice, potrà esprimere negli anni, a partire da stasera, la sentenza più equa fra i due contendenti.

Alessandro Testa e Mario Agostino

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