La caduta dei giganti: il Brasile “mata” la Spagna

by · June 30, 2013

 

L’indimenticabile notte della finale del leggendario Nuovo Maracanà regala al Brasile, sospinto dalle funamboliche giocate di individualità spettacolari e da uno smisurato pubblico che vive il calcio come quotidiana ragione di interesse, la decima edizione della Confederations Cup. Per la quinta volta dall’inizio della rassegna intercontinentale, la Seleçao solleva al cielo un trofeo che non passerà forse alla storia dei titoli più prestigiosi, certamente rappresentati dalla vittorie mondiali e continentali tradizionali, ma segna la fine del dominio imposto da almeno cinque anni dalle Furie Rosse spagnole. E così arrivò la notte della caduta dei giganti, storditi e frustrati dopo neanche un minuto e mezzo dall’inizio delle ostilità agonistiche, quando il cross di Hulk vede Fred (nella foto sotto) recapitare in rete un pallone rocambolesco rimpallato tra gli incerti Piquet e Arbeloa, preoccupati più di Neymar che di rinviare il pallone. Il Maracanà è subito in visibilio: agonismo a mille ed un forsennato pressing battezzano un inizio folgorante da parte del Brasile, avvantaggiato rispetto agli avversari iberici da un giorno di riposo in più e da una semifinale certo meno impegnativa sul piano atletico. Schierato secondo l’undici visto all’opera nelle gare precedenti, con un difesa a quattro protetta dai mediani Paulinho e Luiz Gustavo e tre trequartisti, tra cui la stella Neymar, a sostegno del centravanti Fred, il Brasile imbriglia e aggredisce per tutta la prima frazione la Spagna, in campo secondo il consueto 4-3-3 versione Barcellona, ma dove Mata è preferito per l’occasione a Silva.

Fred

All’ottavo, sull’asse Neymar-Fred, Oscar viene liberato al tiro dagli undici metri da un colpo di tacco, allargando la conclusione da un metro. Al 13° Paulinho ringhia sulla trequarti spagnola e, conquistata palla, senza pensarci su due volte tenta di sorprendere a palombella Casillas, che rimedia in due tempi. Dopo un quarto d’ora Neymar, lanciato a rete, viene abbattuto da Arbeloa, graziato dall’arbitro solo con un giallo. A tentare di scuotere i compagni irriconoscibili è Iniesta al 19°, costringendo dalla distanza in angolo Julio Cesar, ma resta un lampo. Ritmi intensi e senza esclusione di colpi, la gara mantiene decisamente binari verdeoro: alla mezz’ora viene graziato anche Ramos, che abbatte al limite Oscar lanciato a rete, e per sua fortuna anche Casillas, dato che la conseguente conclusione di Hulk abbatte un satellite in orbita per potenza ed imprecisione. Al 32° altra ripartenza da manuale del Brasile, ma Fred spara su Casillas un rigore in movimento su assist delizioso di Neymar. Al minuto 40 però la più ghiotta occasione per la Spagna: su azione di contropiede, una pregevole combinazione tra Torres e Mata libera Pedro a tu per tu con Julio Cesar, ma il rasoterra vincente dell’attaccante viene deviato in angolo da un prodigioso intervento di ritorno sulla linea di David Luiz, monumentale nel corso di tutta la gara. Un errore fatale, perché quattro minuti dopo Neymar (nella foto sotto), servito al limite dell’area da Oscar, piazza una bordata mancina sotto il primo incrocio dei pali, chiudendo di fatto la prima frazione con un pesante 2-0 firmato Brasile.

super Neymar

L’inizio del secondo tempo riserva tuttavia per la Spagna lo stesso choc del primo: dopo neanche due minuti si materializza di nuovo in area lo spauracchio esultante di Fred, stavolta chirurgico a trovare il secondo palo con un colpo da biliardo di piatto dal limite, su delizioso velo liberatorio di Neymar. Sembra una debacle clamorosa, così al 53° Marcelo offre un diversivo, sgambettando ingenuamente in area il neo entrato Navas: il calcio di rigore di Sergio Ramos è un tiraccio fuori, ad emblema di una serata decisamente da dimenticare per i maestri del tiki taka, mai davvero pervenuti ed evidentemente provati dalle spossanti fatiche di semifinale contro l’Italia. Un Brasile pressoché perfetto non corre pericoli, non disdegnando velenose folate offensive, come quella che al 68° costringe Pique al fallo da ultimo uomo su un indemoniato Neymar, assoluto protagonista, che costa il rosso al difensore centrale. Se si escludono alcuni voli di Julio Cesar a vanificare qualche conclusione del neoentrato Villa, le sorti della gara, se mai questa avesse mai avuto una storia incerta, si chiudono qui, nel segno di un nome: “Neymar può diventare più forte di me” aveva sentenziato sua maestà Pelé e forse, dopo questa notte, l’ardito paragone sembrerà meno avventato. La notte del Nuovo Maracanà sancisce infatti il lancio definitivo nel firmamento del calcio del talento appena acquistato dal Barcellona, che proprio a un sostanzioso gruppo di nuovi compagni di squadra impone un giro di ruota tra i vincenti: la caduta della leggendaria Spagna, dopo 29 gare di imbattibilità in competizioni ufficiali ed un Triplete che ha fatto storia del calcio, corrisponde all’urlo di sfida che il nuovo Brasile di Neymar lancia per i prossimi Mondiali 2014. Nella notte delle stelle, tra qualcuna almeno momentaneamente cadente, il cui rumore non lascia indifferenti, brilla ora l’astro nascente di un altro talento che siamo certi scriverà le prossime più belle pagine della storia del calcio internazionale.

Ecco il tabellino registrato a fine gara:

Brasile (4-2-3-1): Julio Cesar, Dani Alves, D. Luiz, Thiago Silva, Marcelo; Paulinho, Luiz Gustavo, Hulk (72° Jadson), Neymar, Oscar (86° Hernanes), Fred (79° Jo).

Spagna (4-3-3): Casillas; Arbeloa (46° Azpilicueta), Ramos, Piquè, Alba; Busquets, Xavi, Iniesta; Pedro, Torres (58° Villa), Mata (52° Navas).

Arbitro: Kuipers (Olanda)

Reti: 2° Fred (B), 44° Neymar (B), 47° Fred (B)

Mario Agostino

Comments

comments

Discussion1 Comment

  1. Francesco says:

    E la nostra Italietta non è riuscita a prendersi una soddisfazione contro gli Spagnoli nella loro versione più scarsa e demotivata da tanti anni a questa parte…

Commenta