L’Italia alla Confederations Cup

by · June 7, 2013

La rassegna intercontinentale della Confederations Cup scalda i cuori degli appassionati di calcio, a cavallo del biennio che separa gli Europei del 2012 dai mondiali brasiliani del 2014. Una parata corredata certo di spettacolo e conseguenti business ma anche motivata da necessità di prove tecniche tanto per le istituzioni ed i comitati organizzatori del Brasile, alle prese con enormi cantieri di lavoro ancora non terminati e una fame di calcio che sale giorno dopo giorno, quanto per alcune “big” tra le quali figura la nostra Italia, in quanto finalista degli ultimi europei insieme alla Spagna. Prima di alcune brevi considerazioni relative a nomi e soluzioni tattiche, scorriamo i convocati di Cesare Prandelli, completi di rispettivo numero e club d’appartenenza, già assoldati per la partita con la Repubblica Ceca, valida per la qualificazione ai Mondiali 2014, come riporta anche il sito ufficiale della FIGC:

Portieri: 1 Buffon (Juventus), 13 Marchetti (Lazio), 12 Sirigu (Paris St. Germain);

Difensori: 20 Abate (Milan), 4 Astori (Cagliari), 15 Barzagli (Juventus), 19 Bonucci (Juventus), 3 Chiellini (Juventus), 5 De Sciglio (Milan), 2 Maggio (Napoli);

Centrocampisti: 7 Aquilani (Fiorentina), 6 Candreva (Lazio), 16 De Rossi (Roma), 23 Diamanti (Bologna), 22 Giaccherini (Juventus),8  Marchisio (Juventus), 18 Montolivo (Milan), 21 Pirlo (Juventus);

Attaccanti: 9 Balotelli (Milan), 17 Cerci (Torino), 14 El Shaarawy (Milan), 11 Gilardino (Bologna), 10 Giovinco (Juventus).

Solo certezze tra i pali, dove De Sanctis (Napoli) e Agazzi (Cagliari) scontano probabilmente la migliore condizione del trio a loro preferito, mentre le maggiori sorprese, ma forse neanche più di tanto in virtù del rendimento mostrato nell’arco del campionato, riguardano il settore difensivo: fuori i centrali Ranocchia e Ogbonna (preferito Astori) per un comparto che Prandelli è sempre stato orientato a schierare secondo una linea a zona a 4, nonostante il terzetto Barzagli-Bonucci-Chiellini abbia fatto le fortune juventine secondo un pressoché ormai perfetto registro a 3. Probabile dunque l’affiancamento di Abate o Maggio alla destra dei suddetti tre baluardi bianconeri, con Chiellini largo a sinistra, ma non è escluso che Bonucci possa lasciare spazio ad un terzino di fascia di ruolo, con conseguente spostamento di Chiellini al centro.

Tra i nomi di titolari intoccabili e semi-istituzioni della mediana, quali il maestro Andrea Pirlo le certezze chiamate De Rossi, Marchisio e Montolivo, l’unica esclusione più rilevante in mezzo al campo riguarda invece Poli, cui è stata preferita la fragilissima classe della mezz’ala della Fiorentina, Aquilani. Fuori anche l’atalantino Bonaventura, “oscurato” al momento sugli esterni da Giaccherini, rincalzo sempre apprezzato per quantità e abnegazione tanto da Conte quanto da Prandelli, e soprattutto da Cerci, sul quale ci pare opportuno spingerci a qualche breve considerazione. 25 anni, ala destra in comproprietà tra Fiorentina e Torino, 35 presenze, 8 reti e 12 assist nell’ ultima stagione, questo ragazzo attacca il fondo come pochi sostenendo velocità invariata anche per 40 o 50 metri: progressione vorace, struttura fisica prestante, buon controllo di palla e ottima conclusione a rete fanno di Cerci un attaccante esterno temibilissimo per qualsiasi retroguardia, eppure la sua carriera lo ha visto spesso non entrare in particolare sintonia con tecnici e tifoserie, complice qualche dissapore che lo ha allontanato dai palcoscenici migliori. La Confederations Cup potrebbe essere rampa di lancio decisiva per Cerci (nella foto), simile per caratteristiche ad una vecchia conoscenza bianconera, Milos Krasic.

Cerci Torino

Così come potrebbe esserlo, passando agli attaccanti, per El Sharaawy, “il faraone” che ha illuminato la scena del girone d’andata del campionato italiano e poi calato sulla scia di qualche acciacco e dell’avvento in rossonero di Balotelli, emblema di un Paese indeciso tra il talento e l’anarchia. Su Balotelli ci eravamo già espressi in questo articolo, alla vigilia degli europei 2012, e la nostra opinione sul suo conto, sempre sospesa tra le stelle e le stalle conseguenti ai suoi gesti estemporanei, non cambia. Ha lasciato il gruppo anche il cagliaritano Sau, di cui siamo certi sentiremo parlare ancora grazie all’ottimo campionato giocato in Sardegna, condito di gol e buone prestazioni.

Poche scommesse e qualche dubbio per il nostro tecnico Cesare Prandelli che deciderà, a seconda dei casi, se adottare un rombo a centrocampo che raccordi alla difesa a 4 due punte o lanciare un tridente, che conceda spazio ad almeno un’ala tra Giaccherini e Cerci a sostegno di una punta centrale e probabilmente ad un’altra mezza punta, come Diamanti o Giovinco, in cerca di riscatto dopo la non esaltante stagione in maglia bianconera. Per Prandelli, “il mago di Orz”, soprannome a mo’ di tributo al paesino natale di Orzinuovi che coniarono gli affezionati tifosi della Fiorentina, prove tecniche d’autore: prove per un gruppo che, dopo aver accarezzato lo scorso anno il sogno del titolo europeo, infrantosi contro il magistrale tiki taka dei leggendari “conquistadores” spagnoli di Del Bosque, sarà chiamato a mostrare tra un anno ai mondiali i frutti del lavoro di un progetto che ha avuto già il merito di riavvicinare la nazionale agli italiani.

Mario Agostino

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