Italia-Giappone: azzurri alla prova dei Samurai

by · June 19, 2013

L’intreccio immaginario evocato da Italia e Giappone vuole che molti dei giocatori della nostra nazionale siano cresciuti a pane e Holly e Benji, celebre cartone giapponese che celebrava l’inarrestabile ascesa di un attaccante ed un portiere alla conquista della Coppa del mondo, crescendo a loro volta, secondo gli autori del cartone, attraverso il mito sportivo del talento brasiliano e della tattica italiana. A portare la nostra mente ad animati ricordi calcistici d’infanzia è il secondo atto dei gironi della Confederations Cup 2013, che chiama di fronte a mezzanotte (le 19 locali) la nostra Italia al cospetto dei Blue Samurai del paese del Sol Levante. Teatro delle ostilità sarà l’Arena Pernambuco di Recife, capitale dello stato del Pernambuco, a nordest del Brasile. Al di là dello scenario immaginifico, l’intreccio reale vuole che sulla panchina dei nostri sfidanti sieda Alberto Zaccheroni (nella foto), che alla suddetta tattica italiana ha regalato una variante divenuta celebre tra gli addetti lavori: si tratta del 3-4-3 a zona che il tecnico Cesenatico sperimentò in una clamorosa partita contro la Juventus. A Udine e Milano, dove vinse lo scudetto, guadagnò soddisfazioni di rilievo ma, se quando nel 2010 sostituì Ciro Ferrara sulla panchina della Juve lo spogliatoio bianconero non nascose l’ammirazione per lui, in Giappone il venerato “Zac” è stato ricevuto per ricevere congratulazioni persino dall’imperatore Akihito, evenienza riservata solo alle personalità più importanti. “Al di là di Pirlo e Balotelli, l’Italia ha qualità in tutti i reparti ed è allenata da un tecnico che ha fatto benissimo, riportando entusiasmo e facendo giocare l’Italia a calcio” ha dichiarato rispetto alla partita di questa notte.

Zac Giappone

“Il problema è che questa Italia di difetti ne ha pochi: cercheremo di toglierle gli spazi e chiudere le linee di passaggio, cercando soprattutto di dimostrare personalità” ha concluso. Così il suo Giappone non si discosterà dalla formazione tipo illustrata alla vigilia, fedele all’assetto che ha portato in premio l’ultima Coppa d’Asia, ormai assodato da tre anni e visto anche contro il Brasile al debutto in questa Confederations Cup perso per 3-0: la speranza nipponica è legata alla sagacia tattica e ai guizzi dei trequartisti Honda e Kagawa, distintisi per un gran tiro, il primo, e per una pregevole rapidità palla al piede, il secondo, per un 4-2-3-1 che vedrà Maeda unica punta. “Un grande allenatore, che sa dare equilibrio a una squadra caratterizzata da una grande applicazione” ha affermato Prandelli su Zaccheroni. “Temo più l’organizzazione tattica che Alberto imposterà per la partita che i singoli giocatori giapponesi” ha precisato il tecnico di Orzinuovi, che riproporrà dal canto suo lo stesso 4-3-2-1 visto contro il Messico. Solo due le novità attese in virtù degli ultimi allenamenti: Aquilani al posto di Marchisio, sulla trequarti, e Maggio al posto di Abate nel ruolo di terzino destro, mentre lo scacchiere restante dovrebbe essere composto secondo il disegno tattico prediletto da Prandelli alla vigilia della rassegna. Solo due i precedenti tra le due squadre: in amichevole nel 2001, in Giappone (1-1), e nel 1936 durante le Olimpiadi di Berlino (8-0 per un’Italia che vinse il mondiale due anni prima e due dopo). In caso di vittoria stanotte, l’Italia accederebbe matematicamente alla qualificazione in semifinale, mentre in caso di sconfitta il verdetto sarebbe deciso nell’ultima affascinante partitissima del 22 giugno contro i padroni di casa del Brasile.

Mario Agostino

 

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