Stelle mondiali: Luis Suarez, storia di un pistolero

by · May 21, 2014

 

“Pistolero” è un soprannome scomodo, soprattutto per un calciatore. Dovrebbe alludere all’infallibilità davanti alla porta ma si porta con sé un senso di violenza, arroganza, audacia, da cui è difficile non lasciarsi trascinare. Questa è la storia di Luis Suarez, “il pistolero”. Dimenticate Dottor Jekyll e Mister Hyde, quel tipo che improvvisamente si trasforma e da impeccabile gentleman diventa feroce assassino. Talento e slealtà, genialità e cattiveria, sono inscindibilmente presenti nella stessa persona e nello stesso momento. C’è un solo Suarez, sempre quello, nel bene e nel male. Prendere o lasciare… E tutti, credeteci, scelgono di prendere. In primis la nazionale uruguaiana dove, ovviamente, non è in vigore alcun “codice etico”.

Nato a Salto nel 1987, Suarez entra ragazzino al Nacional di Montevideo. Già a 15 anni si distingue per una testata a un arbitro. A 18 anni strega gli osservatori olandesi del Groningen, che, venuti per vedere un altro, decidono immediatamente di acquistarlo, dopo averlo visto in una sola partita. Il ragazzo ha fretta. Arriva in Europa, impara la lingua, si ambienta, e comincia a far gol. Dopo un anno il piccolo Groningen gli sta stretto, e quando la sua squadra rifiuta l’offerta del più blasonato Ajax lui non esita a rivolgersi ai tribunali. Alla fine i “lancieri” sono costretti ad alzare la loro offerta. In un solo anno il suo valore passa da 800000 euro a 7,5 milioni.

Suarez

All’Ajax Suarez segna gol a grappoli. Già, ma la Eredivisie (serie A olandese) è un po’ il paradiso degli attaccanti: a segnare lì sono bravi tutti. Il periodo all’Ajax è fondamentale, però, non solo per i gol, ma soprattutto per la maturazione calcistica, che avviene sotto la guida dell’allenatore Marco Van Basten, un nome che è una garanzia. L’uruguaiano diventa un attaccante completo. Nella stagione 2009-2010 segna 49 gol in 48 partite; è capocannoniere, e diventa anche, grazie al suo carisma, capitano dell’Ajax.

“Il cannibale”

L’Olanda comincia ad essere troppo piccola per il suo talento, resta comunque all’Ajax anche nella stagione successiva. Il 20 novembre 2010 però, morde in campo un avversario, Bakkal del PSV. Viene squalificato per sette giornate. I giornali lo chiamano “the Cannibal of Ajax”. Mentre sconta la squalifica, ne approfitta per accordarsi con il Liverpool. Viene acquistato dai Reds nel gennaio 2011, per la cifra di 26,5 milioni di euro. Curiosamente, malgrado i tanti gol con l’Ajax, non è mai riuscito a vincere il titolo nazionale in Olanda. E andato via lui a gennaio, i suoi compagni ottengono quel successo tanto inseguito. Un pezzo di questa vittoria è anche di Suarez, che però è già proiettato nella nuova avventura.

All’esordio segna subito la prima rete ma i gol e gli assist continuano ad alternarsi a continui problemi disciplinari. Nel dicembre 2011 la Federazione decide di squalificarlo per otto giornate, per presunti insulti razzisti nei confronti di Patrice Evra. Il caso è controverso. Suarez si è sempre professato innocente; e il suo no al razzismo l’ha voluto ribadire di recente, partecipando alla campagna virale che al grido di “siamo tutti scimmie” si è schierata al fianco di Dani Alves. Un gesto per tanti dettato dalla moda, ma che nel suo caso ha assunto un rilievo particolare. Ad ogni modo la vicenda ha lasciato uno strascico pesante e quando Suarez si è ritrovato Evra di fronte si è rifiutato di stringergli la mano: Rio Ferdinand, compagno di squadra di Evra, si è rifiutato a sua volta di stringere la mano a Suarez.

URUGUAY-FÚTBOL/AMISTOSO

Questa storia western che potremmo intitolare “Suarez contro tutti” non finisce mai. David Moyes, allenatore della rivale cittadina del Liverpool, l’Everton, lo accusa di essere un tuffatore. Appena riesce a segnargli contro, cioè quasi subito, Suarez esulta tuffandosi platealmente sul campo proprio davanti alla sua panchina. Anche per i compagni di squadra sopportarlo non deve essere facile, malgrado il talento. Emblematica la scena di un gol contro il Chelsea: Suarez corre forsennato verso la bandierina, poi si gira per accogliere l’abbraccio dei compagni ma una smorfia di sorpresa si impadronisce del suo volto; nessuno sta esultando con lui; sono tutti tornati nella loro metà campo.

Nel gennaio 2013 ancora polemiche, per un gol segnato aiutandosi con un braccio. Ma il peggio deve ancora venire. Il 21 aprile 2013 morde il braccio di Ivanovic del Chelsea. Il gesto non viene notato dall’arbitro, e Suarez resta in campo fino alla fine, segnando anche il gol del pareggio. In seguito, però, arriva la squalifica di 10 giornate, che pone fine anticipatamente alla sua stagione e compromette l’inizio della successiva. Sembrano maturi i tempi per l’addio al Liverpool, anche perché l’ultimo incidente sembra avergli messo contro anche l’allenatore Rodgers.

Il diavolo e l’acqua santa

Difficile, la scorsa estate, prevedere che Suarez sarebbe rimasto tra i Reds per vivere una stagione fantastica. Pur tornando in campo solo alla sesta giornata, dopo la squalifica, a fine stagione si laurea capocannoniere della Premier, con 31 gol in 33 partite, e 10 gol di vantaggio sul secondo miglior marcatore; che poi è il suo compagno d’attacco Sturridge, che beneficia spesso dei suoi assist. I colleghi lo hanno premiato come miglior giocatore del campionato; e questo malgrado Suarez non abbia mai fatto nulla per conquistarsi le loro simpatie. I gol segnati gli hanno permesso di conquistare anche la Scarpa d’oro, seppure a pari merito con sua maestà Cristiano Ronaldo.

Il meglio deve ancora venire, e pazienza se a fine stagione il titolo della Premier è fuggito via, e qualcuno ha accusato Suarez, perché nel momento decisivo i suoi gol sono mancati. La stagione appena conclusa è comunque il miglior biglietto da visita possibile in vista del Mondiale brasiliano, al quale Suarez arriva come la vera stella dell’Uruguay, più atteso anche del “re scontento di Parigi”, Cavani (che tra l’altro è “atleta di Cristo”; insieme sono davvero il diavolo e l’acquasanta!).

luis-suarez

L’avventura di Suarez con la Celeste è iniziata nel 2007; al debutto, guarda un po’, subito un rosso per doppia ammonizione (ed era un amichevole). Col tempo, però, sono arrivati i gol, tanti. È già primatista assoluto di segnature, con 39 gol. Con l’Uruguay ha vinto la Coppa America 2011, consacrandosi come il miglior giocatore della manifestazione. Ma l’immagine indimenticabile resta quella dei quarti di finale del Mondiale 2010. L’Uruguay gioca contro il Ghana, unica nazione rimasta in gara del continente ospitante: all’ultimo minuto dei supplementari gli africani stanno per realizzare il gol decisivo, ma Suarez ferma la palla con la mano sulla linea di porta. Rigore ed espulsione: l’uruguaiano esce dal campo in lacrime ma appena si accorge che il rigore è stato sbagliato da Asamoah esplode in una sfrenata esultanza ripresa dalle telecamere.

Lo accuseranno, ovviamente, di slealtà. Ma il suo è stato un gesto istintivo. Siccome il calcio, a volte, sa essere profondamente ingiusto, il Ghana perde quella partita ai rigori; ma anche l’Uruguay, con Suarez squalificato, perde la semifinale, piazzandosi quarto. Quest’anno può fare ancora meglio, con il suo centravanti ormai al livello dei più grandi attaccanti del mondo. Abile sia da prima che da seconda punta, capace di creare occasioni da gol per i compagni con i cross o i passaggi filtranti, imprevedibile e feroce nel dribbling. Contro l’Italia, il 24 giugno, sarà sfida di agonismo con Chiellini, ma anche sfida di precisione balistica sui calci di punizione con il maestro Pirlo. Il pistolero è pronto a duellare: chi sarà capace di resistere?

Francesco Toscano

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