Palla al gentiluomo: è meglio Romario

by · June 17, 2014

 

L’Olanda annichilisce la Spagna, regalando 90° di puro godimento ai numerosi appassionati che non ne possono più del tiki-taka. Ma con che modulo hanno giocato gli Orange, a differenza di quanto anche da noi prospettato alla vigilia? Cillessen in porta, Vlaar, De Vrij e Martins Indi centrali di difesa in una linea a tre, Janmaat e Blind esterni, De Guzman e De Jong a protezione di Sneijder a centrocampo, Robben e Van Persie in attacco. Insomma, Van Gaal ha bloccato e umiliato la Spagna con il 3-5-2. Un modulo diffusissimo in Italia, lo schema dei successi della Juve di Conte e dei buoni risultati di Mazzarri al Napoli. Ma anche il modulo che in tanti vedono limitato, non adatto a livello europeo. E invece, a sorpresa, il 3-5-2 di Van Gaal potrebbe diventare la novità tattica di Brasile 2014.

Robben, il Freccia arancio che abitualmente vediamo sulla destra, pronto a rientrare verso il centro per calciare col sinistro, in un’azione che ormai conoscono tutti, schierato a tutto campo è apparso devastante. E chissà, forse Van Gaal è stato ispirato dall’infelice paragone di Maurizio Pistocchi, copiando la mossa tattica con cui Ventura ha esaltato Cerci nel Torino. Ma tutta l’Olanda ha reso al meglio, sfruttando alla perfezione i punti deboli delle Furie Rosse. Che però, attenzione, non vanno date per spacciate. Anche nel 2010 gli Spagnoli persero la prima partita; poi sappiamo come finì a Johannesburg…

Stelle mancate… e non

Non tutte le stelle annunciate di questo Mondiale hanno risposto all’appello. Il più deludente è stato certamente sua maestà Cristiano Ronaldo. I compagni portoghesi non sono alla sua altezza, ma lui non emerge come un leader, non riesce ad animarli né a trascinarli. Sembra interessato solo a trovare un golletto che salvi la sua pagella personale; tira da qualunque posizione, invoca inutilmente un rigore. A livello di Nazionali sembra destinato a continue frustrazioni. Si consoli pensando a Ibra o Bale, che in Brasile nemmeno ci sono.

Jorge-Valdivia

Non è comunque solo il Mondiale delle Stelle; in questo primo turno sono emersi altri personaggi interessanti e poco noti. Il Mondiale sudamericano esalta chi non è mai riuscito a sfondare in Europa. Oribe Peralta, trentenne messicano, ha tolto il posto al più noto Javier ‘Chicharito’ Hernandez, stella del Manchester United, e ha deciso con un suo gol la partita contro il Camerun: Peralta ha sempre giocato in Messico, ed è esploso molto tardi, il Messico non lo considera nessuno, ma è reduce dallo storico oro olimpico di Londra 2012. Un successo ottenuto anche grazie ai gol di Peralta.

Al contrario di Peralta, il cileno Jorge Valdivia (foto sopra) ha girato il mondo, senza mai riuscire a mostrare fino in fondo il talento cristallino che gli è valso il soprannome di ‘Mago’. Cresciuto in patria nel Colo Colo, ha militato in squadre minori in Spagna, in Svizzera, persino negli Emirati; il meglio comunque l’ha mostrato in Brasile, nel Palmeiras, dove gioca tuttora. Specialista del passaggio no-look, del dribbling e della finta irridente, non si è mai affermato ai massimi livelli a causa di un carattere difficile e di una scarsa disciplina anche fuori dal campo. Ma probabilmente lui è felice anche così.

Nella Colombia è andato a segno Teofilo Gutierrez, 29enne di Barranquilla, tesserato per il River Plate. Fama di testa caldissima, durante la permanenza al Racing Avellaneda arrivò un giorno a estrarre una pistola negli spogliatoi, per minacciare un compagno di squadra che l’aveva rimproverato per un espulsione. Assente la tigre d’area Falcao, il tecnico Pekerman lo ha preferito a due attaccanti che si sono messi in luce in Europa, Jackson Martinez, del Porto, e Bacca del Siviglia.

Le scene più belle

La mia personale classifica delle scene migliori di questo Mondiale non può non annoverare il volo d’angelo di Van Persie, in gol contro la Spagna. Accanto metto l’incredibile traiettoria disegnata su punizione dal maestro Pirlo nel finale del match contro l’Inghilterra. Qualche giorno prima il Renzo Piano della mediana si era incontrato con il suo riconosciuto modello, il brasiliano Juninho Pernambucano. Che abbia appreso qualche nuovo segreto?

valon_behrami

Ma è sempre facile esaltare i campioni. Nella mia personale galleria entra perciò anche Valon Behrami (foto sopra), che al 93° di Svizzera-Ecuador salva in scivolata nella sua area un’importante occasione per gli ecuadoregni, rilancia l’azione, viene bloccato a centrocampo con un netto fallo, si rialza mentre l’arbitro concede il vantaggio, e rilancia ancora l’azione propiziando così il gol vittoria di Seferovic (che un anno fa stava al Novara, in B). Grande cuore e grandi polmoni, in un torneo in cui troppe partite finiscono con le squadre boccheggianti.

Non è bella, ma è storica, la scena vista in Francia-Honduras, con il primo gol assegnato grazie al suggerimento degli strumenti tecnologici: la fine dei gol-fantasma. Eppure i calciatori in campo, i commentatori in tv e gli spettatori sui social hanno trovato modo di contestare e di dubitare della decisione. Un antipasto di quanto accadrebbe in caso di introduzione della famigerata moviola in campo? Il rischio è di scoprire, come nelle più inquietanti fantasie di Asimov, che anche i sensori hanno la sudditanza psicologica.

È meglio Romario

Ve lo ricordate USA ’94? La moglie di Bebeto aveva appena partorito e così, dopo il gol contro l’Olanda, l’attaccante brasiliano improvvisò un’esultanza rimasta nella storia, mimando con le braccia una culla dondolante. Accanto a lui ripetè lo stesso gesto il compagno d’attacco Romario (foto sotto). Oggi, a distanza di vent’anni, entrambi sono impegnati in politica: Romario come popolare deputato socialista, Bebeto come deputato regionale per il Partito Democratico Laburista.

Romario

Fra i due è esploso il conflitto proprio a proposito dell’organizzazione del Mondiale brasiliano. Il Baixinho (piccoletto) Romario ha appoggiato le proteste popolari, sostenendo che l’enorme somma investita sarebbe stata più utile per migliorare scuole, ospedali, trasporti. Bebeto, ambasciatore dell’evento insieme a Ronaldo, ha difeso invece l’organizzazione e i lavori. Noi amanti del calcio non possiamo fare a meno del Mondiale. Ma non amiamo gli sprechi, come quello dello stadio di Manaus, costato oltre 200 milioni di euro per ospitare quattro partite del Mondiale e poi rischiare di rimanere sempre deserto, perché in città ci sono al massimo club di quarta divisione. Gli organizzatori volevano portare a tutti i costi qualche partita in Amazzonia. Ma forse, in futuro, sarà meglio organizzare le cose in maniera più razionale. Che ne direste di un Romario al vertice della FIFA?

Da Francesco Toscano, gentiluomo, buon Mondiale a tutti!

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