Stelle mondiali: Andrea Pirlo, “il Renzo Piano della mediana”

by · February 8, 2014

 

“Andrea Pirlo unisce perché è il calcio: è il giocatore più tecnico, uno che non ha mai fatto niente di clamorosamente negativo, è l’essenza del pallone. Per quello viene riconosciuto come un calciatore globale, che a ogni tocco di palla lancia un messaggio positivo: anche uno troppo normale può essere troppo bravo”. Parola di Cesare Prandelli, commissario tecnico della Nazionale italiana che sarà di scena ai prossimi Mondiali 2014. Parliamo di Andrea Pirlo, così forte da essere l’unico che il tecnico della Spagna degli imbattibili, Vicente Del Bosque, e lo stesso Felipe Scolari, tecnico del Brasile campione del mondo nel 2002, avrebbero voluto nelle loro magnifiche compagini. Parliamo di un genio vestito di riconosciuta “normalità”, applaudito da 20 anni sui più grandi palcoscenici del calcio internazionale da ogni genere di pubblico: “un direttore d’orchestra silenzioso e atipico, dai lineamenti tristi e dal carattere mite e taciturno, cresciuto a Brescia a polenta e pallone ispirandosi al mito di Roberto Baggio”, lo descrivemmo alla vigilia degli Europei 2012. In quella vigilia, gli affidammo le speranze di una nazionale per la prima volta orfana di esemplari numeri 10: Andrea si rivelò per l’ennesima volta indiscusso leader, rimediando non solo il premio di miglior giocatore della rassegna, ma anche un attestato di stima come quello che il Daily Mail gli tributò titolando “Chi ha un altro Andrea Pirlo?” il giorno dopo la vittoria dell’Italia sull’Inghilterraperaltro occasione di un rigore formato “cucchiaio (foto sotto)” da nervi d’acciaio e piedi fatati rifilato ad Hart dal nostro metronomo. Dopo avere ammirato il maestro Andrea dipingere calcio e pennellare parabole al centimetro, crediamo di non avere esagerato ogni qual volta anche sulle nostre pagine abbiamo invitato gli amanti del calcio alla visione ideale di una delle più belle pellicole sportive di tutti i tempi, probabilmente titolabile “Palla a Pirlo: benvenuti al museo”.

Pirlo cucchiaio

Perché la storia di Andrea pullula di talentuose giocate, trofei a ripetizione, titoli riservati a pochi eletti e soprattutto tanta, tanta invidiabile flemma olimpica. Quella del “Renzo Piano della mediana”, (non ce ne voglia il neosenatore a vita), è una delle più belle storie calcistiche del nostro Paese: come da copione del perfetto “enfant prodige”, la sua carriera da professionista in Serie A inizia ad appena 16 anni compiuti il 21 maggio 1995 nel Brescia, squadra della città in cui nasce il 19 maggio 1979. Con la maglia delle sue “rondinelle”, Andrea disputa 4 stagioni prima di essere acquistato giovanissimo da un’Inter che preferisce prima cederlo in prestito alla Reggina e poi restituirlo al Brescia dell’idolo Roby Baggio e soprattutto di mister Carletto Mazzone che, per la prima volta, arretra di qualche metro la sua posizione a centrocampo, cambiando la storia di Andrea e senza dubbio dei successivi venti anni del calcio italiano ed internazionale. Dopo una stagione passata alla storia a Brescia come quella dei “miracoli” per l’ottava posizione finale conseguita, nel 2001 passa al Milan, dove la consacrazione sugli altari del mito inizia durante la stagione successiva: correva l’anno 2002 quando Carlo Ancelotti ripropone la benedetta intuizione di Mazzone, scegliendo di schierarlo davanti alla linea difensiva, per una sorta di ruolo di “playmaker” basso, per usare un termine di cestistica importazione. Il risultato si tramuta in 2 scudetti, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa italiana, 2 Champions League, 2 Supercoppe europee e 1 Mondiale per club, fino a scrivere la storia dell’ultima dozzina di anni azzurri. Tra i principali astri nel magnifico “cielo azzurro sopra Berlino”, quando si laurea Campione del mondo nel 2006, viene inserito più volte nella lista per l’assegnazione del Pallone d’Oro, clamorosamente senza mai vincerlo. Lasciato nel 2011 il Milan, certo troppo superficiale nel giudicarlo al “crepuscolo calcistico”, ha preso le redini della Juventus, con la quale ha piazzato in bacheca gli ultimi due scudetti assegnati. Colonna della nostra nazionale dal 2003, il maestro ha affermato che con il 2014 smetterà con la Nazionale: “i Mondiali 2014 penso saranno l’ultimo appuntamento con la maglia azzurra, bisogna lasciare spazio ai giovani”. Un secondo titolo mondiale sarebbe certo la miglior conclusione azzurra di colui che il collega milanista Carlo Pellegatti ribattezzava “Trilli campanellino” ai tempi dei fasti rossoneri.

Pirlo

Andrea Pirlo “il metronomo”, che giocatore!

Il “maestro” Pirlo usa orchestrare l’azione caratterizzando le proprie giocate andando a richiedere il pallone ai difensori in fase d’impostazione. Costantemente a testa alta e dotato di un’intelligenza tattica fuori dal comune, Pirlo tende a disorientare l’avversario già in fase di ricezione stessa del pallone grazie ad un’innata predisposizione per la finta di corpo, che gli consente solitamente di guadagnare lo spazio necessario ad impostare a proprio piacimento la manovra. 10 metri o 50 di gittata non sono un problema per il suo lancio, ad altissima percentuale di probabilità comodo per il ricevitore di palla, né lo è il piede con cui il maestro Andrea calcia: memorabile in questo senso quello “smista palloni come se usasse il navigatore satellitare” dedicatogli all’indomani di Italia-Inghilterra degli Europei 2012 dal Daily Telegraph. Certamente, il suo destro naturale è assurto agli onori della cronaca in virtù delle sue letali pennellate su calcio piazzato, alcune delle quali fatte partire secondo la celebre “maledetta”, o “ascensore”: si tratta dell’antico mito del tiro a foglia morta, di cui i precursori brasiliani di qualche dimenticato decennio fa hanno visto raccogliere l’eredità anche dai piedi fatati del connazionale Juninho Pernambucano, Alex Del Piero e Cristiano Ronaldo, oltre al nostro Andrea nazionale.

Lo ricorderanno in primis gli stessi estasiati brasiliani, dato che lo scorso Giugno, in occasione di Italia-Messico di Confederations Cup, una dolce sorte vide Pirlo nel leggendario stadio Maracanà, alla sua presenza numero 100 in azzurro, disegnare una parabola perfetta che andò a scomodare le ragnatele sotto l’incrocio dei pali, sulla quale il portiere non allungò neanche il braccio. Né lo scorderanno certo i tifosi azzurri, che sperano in dolci repliche ai prossimi Mondiali 2014. Tuttavia sia in movimento che da fermo, dalla distanza come dal limite, il tiro di Pirlo è per i portieri una sfida al veleno, mentre freddezza e pressoché imperscrutabile maschera di calma fanno del maestro un emblema di tranquillità sul campo più unica che rara, di cui i compagni traggono inevitabilmente beneficio. Nella sua biografia, sapientemente intitolata “Penso, quindi gioco”, il maestro ha raccontato gli attimi immediatamente precedenti il calcio di rigore da lui battuto dopo i supplementari nella finale mondiale del 2006: «Ho sospirato. Un sospiro lungo, intenso. Quel respiro profondo era il mio, ma poteva essere dell’operaio che fatica ad arrivare alla fine del mese o dell’imprenditore ricchissimo e un po’ stronzo, o dell’insegnante o dello studente, o dei vecchi emigranti che in Germania non ci hanno lasciati soli, o della sciura milanese… Ero tutti loro». La speranza azzurra ai Mondali 2014 sembra recitare flebilmente per l’Italia “fa’ che sia ancora così Andrea, ancora una volta, un’ultima volta…”

@ Mario Agostino

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Discussion1 Comment

  1. Andrea Niño says:

    Ricordo: lancio sontuoso di Pirlo, aggancio sopraffino e gol di Baggio in un indimenticabile Juve-Brescia. Il tempo passa ma i grandi, quelli davvero grandi non tramontano mai.

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