Stelle Mondiali: Andrés Iniesta, il cavaliere pallido

by · March 28, 2014

 

“Al fischio finale molti momenti difficili si sono materializzati davanti ai miei occhi, ma il calcio ti restituisce sempre tutto: in questo momento sono enormemente felice”. Non è solo il goal decisivo in una finale mondiale a rendere unica la carriera di un calciatore, ma l’umiltà con la quale questo commenta la classe e il talento di giocate che diventano memorabili. Fu in occasione della finale dei Mondiali sudafricani 2010, una Spagna-Olanda 1-0 decisa da un suo gol, che Andrès Iniesta condivise il ricordo di Dani Jarque, compagno di squadra nelle selezioni giovanili e grande amico, scomparso dieci mesi prima all’Espanyol in seguito ad un arresto cardiaco, per una tragedia che toccò in modo particolare “Don Andrés”, come lo hanno ormai soprannominato i tifosi spagnoli. Iniziamo da qui a ritrarre le sembianze calcistiche di un’altra conclamata stella dei prossimi mondiali 2014: un signore per stile, affabilità e umiltà, un signore del centrocampo tra i venerabili della storia del calcio.

La leggenda del “Cavaliere Pallido”

Nato a Fuentealbilla l’11 maggio 1984, questo cuore di cavaliere dalla pallida carnagione inizia la sua leggendaria parabola nel 1992 all’Albacete Balompié, squadra della propria città. Già nel ‘96 sono molti i club a contendersi le prestazioni del bimbo prodigio: non senza qualche lacrima, la famiglia concede al piccolo Andrès di accasarsi nella celebre “cantera” del Barcellona, che il 29 ottobre 2002, a soli 18 anni, lo lancia in prima squadra in Champions League contro il Club Brugge. E’ con l’arrivo dell’allenatore Frank Rijkaard, stagione 2004-2005, che il mito del “cavaliere pallido” inizia una portentosa scalata verso le vette della perfezione balistica: disputando 37 delle 38 partite di campionato, Iniesta risulta il calciatore più presente della squadra, confermandosi nella stagione successiva, complice l’infortunio dell’altro giovane totem del mitico centrocampo blaugrana, Xavi. Sono gli anni di una definitiva e ascendente consacrazione per quello che all’unanimità viene definito una delle migliori mezzale di tutti i tempi. Inammainabile bandiera catalana, valevole dal 2009 al 2015 una clausola di rescissione da 200 milioni di €, inanella nella sua trafila di stagioni a Barcellona: 6 campionati spagnoli, 6 Supercoppe di Spagna, 2 Coppe di Spagna, ben 3 Champions League, 2 Supercoppe, 2 Coppe del mondo per club. A brillare su tutto, in una sontuosa bacheca, in particolare l’indimenticabile stagione 2008-2009 del “Triplete”, in occasione della quale, nel magnifico tempio del calcio dello Stamford Bridge, realizzò contro il Chelsea all’ultimo minuto di recupero il gol decisivo per il passaggio in finale di una Champions League che i catalani conquistarono battendo per 2-0 il Manchester United di Wayne Rooney e di mister Alex Ferguson. Se proprio il bomber inglese, a fine partita, definì nell’occasione Iniesta “il miglior giocatore al mondo”, l’inarrivabile coach dei “Red Devils”, Sir Ferguson, sentenziò«non sono ossessionato da Messi, il pericolo è Iniesta: è fantastico, lavora per la squadra, il modo in cui trova i passaggi, il suo movimento e la capacità di creare spazi è incredibile».

Don Andrés, l’inafferrabile illusionista

Eletto al termine dello stesso campionato 2009 calciatore spagnolo dell’anno, “Don Andrès” è considerato il prototipo del centrocampista moderno per eccellenza: massa leggera, fisico particolarmente agile e tatticamente versatile, Iniesta ricopre con identico elevato rendimento molteplici ruoli di centrocampo. “Anche se da piccolo giocavo più a futsal, io non ho mai smesso di provare a fare il calciatore professionista” dichiarò ai colleghi della stampa iberica: grazie alle origini calcistiche legate al calcio a 5, le giocate di Iniesta sono evidentemente caratterizzate da straordinaria abilità negli spazi stretti, sensibilissimo tocco di palla, acuta visione di gioco, letale rapidità di pensiero ed esecuzione. Raramente arginabile nell’uno contro uno, dote che gli è valsa l’appellativo di “illusionista”, e all’occorrenza in grado anche di giocare in attacco, con la maglia della Spagna si è laureato Campione d’Europa nel 2008 e nel 2012 e Campione del Mondo nel 2010.

Iniesta

Nel corso di quest’ultimo siglò 2 gol, tra cui la rete della vittoria menzionata in apertura. Un dato emblematico, per descrivere uno dei pilastri della mitica “Spagna dei nuovi conquistadores”: nei 3 tornei di successo, Don Andrès è stato giudicato “uomo partita” in ben 7 incontri. Il 30 agosto 2012 viene nominato miglior giocatore della stagione europea, aggiudicandosi il UEFA Best Player davanti a Messi e Cristiano Ronaldo. Se è vero che lo scorso anno i giganti di Spagna sono clamorosamente stati abbattuti dal Brasile con un perentorio 3-0 in Confederations Cup, Don Andrès non rinuncia a lanciare il suo consueto duello in prospettiva mondiale, a cominciare dal Girone B che vedrà le Furie rosse impegnate contro Olanda, Cile e Australia: “il Cavaliere Pallido”, uno dei pochi giocatori al mondo ad aver vinto tre competizioni internazionali consecutive, potrà anche essere disarcionato, ma sarà solo il campo dirà a decretare se accadrà ai Mondiali 2014 o se questi saranno, ancora una volta, prosecuzione di un alone leggendario firmato Spagna di cui Iniesta è meraviglioso interprete e inafferrabile illusionista.

@ Mario Agostino

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Discussion1 Comment

  1. Andrea says:

    Andrès Iniesta: il pallido veggente 😉