Stelle mondiali: No al razzismo, siamo tutti Dani Alves

by · May 1, 2014

 

“Siamo tutti Dani Alves”: al suono di questo attestato di solidarietà, il talentuoso calciatore del Barcellona, Daniel Alves da Silva, è diventato dallo scorso finesettimana uno dei più noti simboli della lotta al razzismo. A fare il giro del mondo un suo gesto in occasione di Villarreal-Barcellona, tanto semplice quanto, se vogliamo, rivoluzionario: sul 2-1 per i locali al minuto 75, mentre si accingeva a battere un calcio d’angolo, si è visto lanciare dagli spalti una banana, in segno di scherno razzista; senza pensarci su due volte, Dani Alves l’ha raccolta, sbucciata e mangiata.

Nato il 6 maggio 1983 a Juazeiro di Bahia, in Brasile, Dani Alves è uno dei terzini di fascia destra più forti al mondo: 1,73 metri di agilità e dinamismo, abbina un gran tocco di palla, abilità a tiro e cross a magistrale sagacia tattica. Si era già meritato più di un paragrafo tra gli annali della grande storia del calcio, avendo inanellato un trionfo dopo l’altro con il grande Barcellona del tecnico Pep Guardiola, ora in panchina al Bayern Monaco, ma certamente dopo lo scorso finesettimana le cronache che lo ritrarranno saranno impreziosite da un gesto che va ben oltre le indiscusse capacità tecniche.

ALVES Brasile

“Sono in Spagna da 11 anni – aveva commentato a caldo – e queste cose accadono da quando sono qui ma penso che bisogna ridere di questi ritardati mentali. Non so chi l’abbia tirata, ma devo ringraziarlo perché mi ha dato l’energia per fare poi due cross che ci hanno fruttato altrettante reti. In fondo quel tifoso – ha aggiunto – mi ha aiutato: ricordo che quando ho cominciato a giocare mio padre mi diceva sempre di mangiare banane perché così avrei evitato i crampi. Come hanno fatto a indovinarlo?” Ironia e semplicità, per un gesto da ricordare nella lotta al razzismo, soprattutto negli stadi, spesso termometro di esaltazioni o malesseri sociali.

#Siamotuttiscimmie

Dopo il gesto di Dani Alves, la rete si è mobilitata in massa, grazie anche all’impulso di alcuni mass media e celebri personaggi, primo tra i quali il connazionale e compagno di squadra Neymar: sul suo profilo Instagram, l’attaccante ha subito pubblicato un perentorio “È una vergogna che nel 2014 esista ancora questo preconcetto”, aggiungendo una simpatica foto con tanto di banana che ha inaugurato una prorompente campagna su Twitter diventata subito virale. Per dovere di cronaca, rammentiamo come lo slogan adottato #SomosTodosMacacos (#Siamotuttiscimmie) sia stato pianificato dalla Ludocca, agenzia di marketing che gestisce l’immagine di Neymar, come brand per la vendita di t-shirt ed altri prodotti legati al nome del funambolico attaccante. La versione è confermata dalle parole del vicepresidente dell’agenzia, Guga Ketzer: “la campagna era già pronta da due settimane e si attendeva solamente il momento giusto per lanciarla” ha rivelato il giornale brasiliano Lance, causando poi la conseguente indignazione osservata sul web di chi ha accusato Neymar di opportunismo nel lucrare sul sentimento antirazzista.

Dani Alves Brasile

“Con Neymar ne avevamo parlato – ha affermato in proposito lo stesso Dani Alves – perché avevamo già subito atti del genere e lui ne soffriva. Quindi abbiamo cercato di capire cosa potesse spingere le persone a comportamenti di questo tipo. Per noi due, e non solo per noi, il calcio dovrebbe essere soprattutto divertimento. E’ stato un gesto super spontaneo: ad un atteggiamento negativo bisogna rispondere con uno positivo. Così quando il frutto mi è caduto vicino, la mia reazione è stata di raccoglierlo e mangiarne un boccone: non c’è stato nulla di programmato perché non pensavo che qualcuno potesse gettare una banana in un campo di calcio”. Nell’alimentare la diffusione di un gesto che resta comunque una pregevole icona antirazzista, non sono stati da meno, con un “selfie”, Renzi e Prandelli, così come tanti altri volti noti dello spettacolo e delle istituzioni, decisi a sostenere la causa. Tra gli altri, Rafaella Beckran, il popolare conduttore televisivo brasiliano Luciano Huck, che vanta su Twitter vanta ben 8 milioni di followers, l’altro attaccante del Brasile, Fred, il centrocampista del Manchester City, Fernandinho, come anche i giocatori Dries Mertens, del Napoli, e l’argentino del City, Aguero.

Così, mentre il Villareal, “ha deciso di ritirare l’abbonamento e vietare a vita l’accesso allo stadio Madrigal” al “lanciatore”, poi arrestato con l’accusa di razzismo, nel Brasile che si appresta ad ospitare i mondiali l’ironia del connazionale Alves è definita dalla presidente, Dilma Rousseff, “una risposta coraggiosa e forte al razzismo nello sport”. Dopo le scuse del Villarreal, che ha parlato di “atto debrecabile di un ignorante che non deve avere spazio nel calcio e nel nostro club”, la semplice lezione di stile di Dani Alves da il La ad un apprezzamento mondiale che mostra il lato migliore della globalizzazione: complice la diffusione virale sui social network, tra i quali spicca l’hashtag #siamotuttiscimmie, rilanciato dal portale brasiliano Globoesporte, il gesto del terzino blaugrana è già un autentico spot del più bel volto del calcio in vista degli imminenti Mondiali 2014.

“Ci vediamo ai Mondiali”

“Il mio Brasile brasiliano verde, giallo, nero, bianco e rosso: siamo un popolo felice con la samba nei piedi ed è con l’allegria che dovremmo farci notare. Guarda la banana, ‘lanciatore di banane’: sono brasiliano di Bahia, siamo più forti che mai, il sorriso è la nostra protezione, la musica la nostra spada. Ci vediamo al Mondiale. Restiamo insieme”. Dani Alves ha scelto di tornare a parlare così su Instagram, dando appuntamento all’ormai imminente rassegna prevista in Brasile a partire dal 12 Giugno. In maglia verdeoro lo troveremo fregiarsi del ruolo di intoccabile veterano, dopo avere scalzato nella gerarchia per la fascia destra in difesa il colosso connazionale Maicon, calato fisiologicamente anche per l’età dopo il leggendario Triplete del 2010 con l’Inter di Mourinho.

Dani-Alves Brasile

Dopo gli esordi in Brasile nel Bahia e la vittoria di 2 Campionati del Nordest, Dani Alves approdò nel 2002 in prestito al Siviglia, per poi accasarsi definitivamente a Barcellona già nel 2003. Si pone oggi sulla scena come il terzino destro probabilmente più talentuoso del panorama internazionale, come poté testare (notate in questo video) personalmente sua maestà Cristiano Ronaldo e come dimostra un palmares da fare invidia alla stragrande maggioranza dei colleghi: se con la maglia della nazionale ha conquistato un Campionato del mondo Under 20, una Coppa America, 2 Confederations Cup, con la maglia del Barcellona ha messo in bacheca 3 Coppe di Spagna, 5 Supercoppe di Spagna, 4 Campionati spagnoli, 2 Coppe UEFA, 3 Supercoppe UEFA, 2 Champions League, 2 Coppe del mondo per club. Se non bastasse a descriverne il valore, basti ricordare come dal 2006 sia ininterrottamente inserito nel miglior undici calcistico annuale dall’European Sports Magazines, quotata associazione europea di pubblicazioni legate al calcio. Sì, ci vediamo ai Mondiali, dove ogni convinto No al razzismo potrà contare sull’energia di una delle più luminose stelle mondiali dell’attuale firmamento calcistico.

@ Mario Agostino

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