Stelle mondiali: “O NEYmar”, il figlio del vento verdeoro

by · February 28, 2014

 

Quando estro e fantasia diventano un corpo unico, quando il calcio passa dall’essere giocato al sembrare ballato, la prima interpretazione per gli amanti di questo sport porta tra le favelas e i campetti di periferia brasiliani. Dove la povertà svergogna le diseguaglianze generate dalle spropositate ambizioni dell’uomo, dove un pallone diventa, anche la notte, l’unico compagno di cuscino, nella speranza che un sogno un giorno possa cambiare una durissima realtà, spesso risiede la culla dei più grandi fuoriclasse del panorama calcistico mondiale. “Puoi togliere un uomo dalla favela, ma non puoi togliere la favela da dentro a quell’uomo” recita un vecchio ed amaro proverbio brasiliano: bambini su strade degradate, un pallone e un sogno nel cassetto fanno da contorno ai Mondiali 2014 di un Brasile più che mai al centro dell’universo calcistico. Un paese sconfinato, quasi ossessionato dall’intento di dare al mondo un’immagine che rimuova la cruda realtà delle favelas, veri e propri quartieri talvolta pressoché invalicabili persino di giorno, dove i bambini familiarizzano fin da piccoli con il rumore delle armi ed il rimbalzo del pallone, facce di un’inevitabile medaglia che spesso racchiude gran parte della loro vita. Così le gesta leggendarie di Pelè, Romario, Ronaldo, Ronaldinho, riecheggiano nella storia di una Seleção partita dalle favelas per salire e restare decenni sul gradino più alto del mondo del calcio. Oggi la nazionale brasiliana, padrona di casa dei prossimi Mondiali 2014, è quasi totalmente rinnovata ed imperniata su giovani di enorme talento, gran parte dei quali già ingaggiati in Europa. Nella nostra panoramica tra le stelle della prossima rassegna, puntiamo i fari sul giocatore forse più rappresentativo tra le promesse verde-oro: Da silva Santos Júnior, meglio noto come Neymar (foto sotto).

Neymar to sign a five-year deal with Barcelona in a package worth more than €100m

Un bimbo prodigio alla conquista del mondo

Nato il 5 Febbraio del 1992 a Mogi des Cruzes, Neymar Junior eredita il nome dal padre, ex calciatore e presto anche consulente di società imperniate sugli introiti del figlio prodigio. L’amore a prima vista per il pallone parte dallo “street soccer” in salsa brasiliana, formato di gioco che comporta confronti da 1 contro 1 a 4 contro 4; dopo i primi calci su campo a 11 nell’Associação Atlética Portuguesa, approda nelle file giovanili del Santos all’età di 11 anni. La firma del 2004 porta a quello che, di fatto, è ancora solo un bambino, assegni mensili per l’equivalente di circa 300 mila euro: così il Santos decide di blindare il suo piccolo asso e tenere lontane le avances del Real Madrid, già sulle sue tracce. Il debutto in prima squadra giunge il 7 marzo 2009: è l’inizio di una pagina di storia del Santos che porta subito in dote un campionato paulista ed una Coppa del Brasile (2010), cui seguiranno altri due campionati paulisti consecutivi ed una Coppa Libertadores, con un bottino personale di 136 reti su 225 partite che a 21 anni ne fanno già il secondo miglior capocannoniere della storia del Santos, dopo “Sua Maestà” Pelè. Numeri, gol ed un prodigioso talento lo portano alla corte del Barcellona di Leo Messi il 26 maggio 2013, quando i blaugrana sborsano una cifra spropositata di 57 milioni per il cartellino e di 7 milioni a stagione per un contratto quinquennale. Tra tagli di capelli stravaganti ed esultanze goderecce, lega le ormai celebri giocate meravigliose al Santos (eccole in video) a un’ascesa incontrastata con la maglia della nazionale verdeoro, con cui conquista il campionato sudamericano di calcio Under-20 nel 2011 e l’inerente classifica cannonieri, con 9 reti in 7 presenze. Messo in bacheca un argento olimpico a Londra 2012, fa il suo ingresso nel romanzo dei grandi totem del calcio brasiliano con la consacrazione arrivata in occasione dell’ultima ConfederationsCup 2013, quando merita il riconoscimento di miglior giocatore della competizione: trascinati i compagni gara dopo gara, si erge da protagonista nella fatidica finale che celebra la prima “caduta dei giganti” spagnoli dopo 5 anni di dominio incontrastato a livello internazionale e ben 29 partite senza sconfitte. Miglior calciatore sudamericano nel 2011 e nel 2012, nel 2013 risulta il secondo alle spalle di Ronaldinho.

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“O NEYmar”: la leggerezza dell’inarrestabilità

«Neymar può diventare anche più forte di me e Messi non è al suo livello»: parola di “O Rey” Pelé. Al di là della partigiana esternazione del “Re” del calcio brasiliano, capocannoniere di tutti i tempi con 1281 gol in carriera, quella di Neymar è una parabola ascendente generata da alcune geniali caratteristiche. Alto 1,75 metri per un irrisorio peso di 64 chili, corporatura esile, taglio di capelli tanto eccentrico quanto imprevedibile, quella di Neymar è una samba palla al piede che incarna la volatile inarrestabilità del talento creativo allo stato puro. Estro, fantasia e un tocco di palla sensibilissimo si abbinano in un mix perfetto: dotato di tecnica sopraffina, rapidità, eccellente controllo della sfera anche in corsa ed erede del più prezioso patrimonio di finte di scuola brasiliana, può riscontrare gli unici limiti di efficacia nella gracilità fisica o nella ancora non particolarmente spiccata dote di finalizzazione, che talvolta sacrifica a qualche leziosità fine a se stessa, tipicamente verdeoro. Sostanzialmente ambidestro e dall’andatura tanto in apparenza ciondolante quanto funambolica, è temibilissimo anche su calcio piazzato, in particolare nel tiro di precisione di piatto: chiedere per credere al nostro Buffon dell’ultima Confederations Cup, quando il Brasile s’impose sull’Italia per 4-2. Per il Brasile i Mondiali casalinghi 2014 sono un evento epocale da evitare per deboli di cuore: la responsabilità delle enormi aspettative di questa sconfinata nazione ricadrà su un gruppo tanto giovane quanto emblematico per talento e cultura di un calcio che fa di gioiosa imprevedibilità e fantasia il suo marchio di fabbrica. Starà a “O NEYmar” e compagni dimostrare, a partire dal Girone, dove il Brasile incrocerà Giappone, Messico e Camerun, quanto quel pallone possa trasformare il sogno di una vita in pura realtà.

@ Mario Agostino e Andrea Capolli

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