Stelle mondiali: Steven Gerrard, capitano mio capitano

by · May 7, 2014

 

Anfield Road, aprile 2014. Mancano poche giornate alla fine della Premier League, e il Liverpool è vicino alla conquista del titolo. Fondamentale è lo scontro contro il Chelsea. A un minuto dalla fine del primo tempo gestisce la palla Sakho, un difensore. Il suo capitano, il centrocampista Steven Gerrard, arretra per ricevere il passaggio. Il Chelsea è rintanato nella propria metà campo. Ma Gerrard sbaglia il facile controllo e la palla scivola via; nel tentare disperatamente di raggiungerla, finisce goffamente a terra…Ne approfitta Demba Ba, per mettere a segno il gol che deciderà la partita. Gerrard recupera la palla in fondo alla rete. Le telecamere, impietose, lo inquadrano. Il suo volto si piega in una smorfia amara. C’è tutto il tempo per recuperare, ma il Chelsea, in difesa, è roccioso e impenetrabile. Gerrard prova spesso il tiro da fuori. Vorrebbe farsi perdonare l’errore, ma le conclusioni sono sbilenche, oppure potenti ma troppo centrali. La testa è ancora ferma al minuto 44 del primo tempo; all’episodio che gli costerà quello che sarebbe stato il primo titolo nazionale in carriera. Ma quella del calciatore è una vita da privilegiati. E insieme agli stipendi sontuosi bisogna accettare anche i rischi del mestiere: se sbagli, deludi migliaia di persone che hanno fiducia in te. Gerrard ha tradito molte persone. Ma il muro rosso della Kop, la storica curva dei tifosi del Liverpool, l’ha già perdonato. E la società si prepara a proporgli il rinnovo del contratto. Chi sbaglia viene incoraggiato e rincuorato, non offeso e contestato. Sono lezioni di sport che in Italia devono ancora essere assimilate.

Steven Gerrard

You’ll never walk alone, cantavano a squarciagola i tifosi a fine partita. Come prima, con più convinzione di prima. Come se avessero vinto la partita. Come se non ci fosse stato quello sciocco errore. Come se ci fosse ancora speranza. E in effetti, quando tutto sembra perduto, c’è sempre speranza. Gerrard lo ha imparato durante un’edizione memorabile della Champions League, nel 2004-2005 (foto sopra). L’8 dicembre 2004 il Liverpool si gioca il passaggio del turno in casa, contro l’Olympiakos. Serve una vittoria con due gol di scarto, e invece vanno in vantaggio i Greci. Ma è una serata magica per i Reds, e l’impresa riesce. E la firma sul gol del 3-1, a quattro minuti dalla fine, è di Gerrard. Dopo questa qualificazione rocambolesca, il Liverpool arriva in finale. Ma nel primo tempo non si capisce proprio come possa esserci riuscito. Il Milan segna 3 gol, prende un palo, e fallisce diverse occasioni. Pensa di avere la vittoria in tasca; e chi non l’avrebbe pensato? Ma quando tutto sembra perduto, c’è sempre speranza. Ed è proprio Gerrard – e chi se no? – a segnare il gol che riapre la partita. Il capitano si carica la squadra sulle spalle. Tornando a centrocampo incita i compagni, sprona i tifosi a crederci ancora. E in appena sei minuti il Liverpool riesce a pareggiare. Gerrard è l’uomo-partita, anche se nel momento della “lotteria dei rigori” non si presenta sul dischetto; è il quinto tiratore, e di lui, grazie alle parate di Dudek, non c’è bisogno. Il suo capolavoro l’ha fatto prima. Quando tutto sembra perduto, c’è sempre speranza. E la Coppa dalle grandi orecchie alzata al cielo rappresenta la sua consacrazione.

Uno dei re del centrocampo

Gerrard è ormai uno dei re del centrocampo e a fine stagione è terzo nella classifica del Pallone d’oro. Quando tutto sembra perduto, c’è sempre speranza. E se lo dimentichi, il calcio, che è crudele, ci mette un attimo a ricordartelo. Torniamo ad oggi, alla Premier che il Liverpool sembrava avere in pugno, e che invece gli sta sfuggendo drammaticamente di mano. La squadra ci crede, ci spera ancora. Il 5 maggio 2014, in trasferta contro il Crystal Palace, va in vantaggio per 3-0. Sembra fatta; ma la lezione la conoscono anche i londinesi. Forse Dwight Gayle, che con una doppietta è il giustiziere dei Reds, la sera della finale di Istanbul era alla tv, ad applaudire Gerrard che spiegava che non bisogna mai mollare.

Gerrard leader

Una lezione che gli è servita, quando è stato scartato dall’Arsenal, e ha dovuto lavorare per due anni in una falegnameria. C’è sempre speranza, e per lui si è concretizzata con la maglia del Crystal Palace, fino a distruggere le speranze del Liverpool: 3-3, anche questa volta. Perché nel calcio la favola di qualcuno corrisponde sempre al dramma di qualcun altro. E le lacrime di Gerrard, per la Premier ormai sfumata, somigliano a quelle dei milanisti, in quella notte del 2005. Quando tutto sembra perduto, c’è sempre speranza. Ed è da sciocchi dimenticarsene. Gerrard, però, sa anche che le lacrime si asciugheranno in fretta; perchè i veri drammi, nella vita, sono altri.

Lo ha accompagnato per tutta la carriera il ricordo del cugino Jon-Paul, morto nel 1989 nella strage dello stadio di Hillsborough. Novantasei cittime, quasi tutti ragazzi; Jon-Paul era appena un bambino. Gerrard gioca per lui, da sempre; da quando, giovanissimo, entra nel Liverpool. Il ricordo lo accompagna durante la scalata, non semplice, al calcio che conta. Gerrard non è uno di quei fenomeni che debuttano minorenni e mostrano subito meraviglie. In prima squadra dal 1998, solo nel 2000-2001 diventa titolare. All’inizio lo frenano problemi fisici, e la difficoltà nel trovare la giusta posizione in campo. Comincia sulla destra, ma emerge come un potenziale campione quando si sposta al centro del campo. Da quel momento, una crescita continua, fino a quando, nel marzo 2009, Zinedine Zidane, uno che di talento se ne intende, lo definisce il miglior calciatore al mondo. Il Liverpool ha appena spazzato via il Real Madrid dagli ottavi di Champions, in una delle tante gloriose notti europee della carriera del suo capitano. Una partita senza storia: 4-0, doppietta di Gerrard. Perché col passare degli anni Gerrard comincia a far gol sempre più spesso.

Il capitano della Nazionale dei tre leoni

Nel 2007 va a segno in 7 partite consecutive del Liverpool. E pensare che a inizio carriera si considerava un giocatore dalle caratteristiche difensive, adatto a conquistare la palla in tackle, ma non a trascinare in attacco la squadra. La prima espulsione è arrivata prima del primo gol. Poi, col tempo, i gol sono arrivati. E che gol!

Gerrard capitano

Più di 100, in Premier League. E molti di questi con conclusioni micidiali da fuori area, col pallone scagliato con violenza e precisione in fondo alla rete: il suo vero marchio di fabbrica. Solo un altro centrocampista ha segnato più di Gerrard nella storia della Premier: Frank Lampard. E proprio con Lampard Gerrard ha formato in Nazionale una coppia di centrocampo sulla carta formidabile. Ma i due hanno anche offerto uno degli esempi più eclatanti di come nel calcio le potenzialità sulla carta spesso restino tali, senza prendere vita sul campo. La Nazionale dei tre leoni raramente ha offerto un gioco brillante, e non è mai arrivata fino in fondo in un grande torneo. In genere arriva agli ottavi, al massimo ai quarti di finale, e a quel punto, quando il gioco si fa duro, torna puntualmente a casa. Eppure i talenti non mancano: Rooney in avanti, Terry dietro, Steven e Frank in mezzo. Il Mondiale brasiliano è davvero l’ultima occasione con la maglia della Nazionale per questa generazione. Gerrard, il capitano, compirà 34 anni proprio a ridosso della partenza. È atteso, con la sua squadra, da un girone impegnativo: l’Italia, quattro volte mondiale, e l’Uruguay del suo compagno Suarez, fenomenale bomber. Le difficoltà sembrano insormontabili: rimasto a bocca asciutta in Premier, Gerrard rischia di tornare a casa troppo presto dal Brasile. Ma ormai lo sa bene: quando tutto sembra perduto, c’è sempre speranza. Gli avversari, tutti, sono avvisati.

Francesco Toscano

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