Tahiti-Nigeria 1-6: quando il risultato non conta…

by · June 18, 2013

 

Ci sono partite il cui significato va oltre il mero risultato numerico, la pura ricerca della prestazione fisica e tecnica, il rispetto delle indicazioni tattiche. Questo è il caso di Tahiti-Nigeria, seconda partita del girone B della Confederations Cup 2013.

Le sproporzioni di valori in campo tra le due nazionali sono evidenti: i nigeriani, detentori della Coppa d’Africa, hanno tra le loro fila giocatori di livello internazionale come Obi Mikel, mediano del Chelsea, promesse come Onazi, 20 enne centrocampista della Lazio, e come Nnamdi Oduamadi, attaccante del Varese (classe 1990, scuola Milan) che ieri contro i polinesiani ha trovato la sua prima tripletta con la maglia delle Super Aquile.

A prescindere dal tennistico risultato, però, rimarrà nei ricordi dei giocatori Tahitiani la gioia immensa per aver segnato il gol della bandiera, grazie a una deviazione aerea di Jonathan Tehau e l’orgoglio di sfidare, il prossimo match, i “campioni di tutto” spagnoli. Queste sono le storie meravigliose che può regalarci uno sport unico come il calcio: nel mitico prato del Maracanà di Rio de Janeiro, infatti, si incroceranno 11 tra i giocatori più forti e pagati al mondo e, dall’altra parte, una squadra formata da professori di educazione fisica, contadini, operai, nove disoccupati, con un solo calciatore professionista (Marama Vahirua, una vita in Ligue 1 e adesso in prestito al Panthrakikos in Grecia).

Non ci sarà confronto con la roja ma il pubblico di Rio, c’è da scommetterci, sosterrà i polinesiani come se fossero gli idoli locali. La Confederations Cup, per i “Guerrieri di Ferro” tahitiani, è già vinta.

 

Giorgio Tosto

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