Tommasi: Italia ai Mondiali può sorprendere se…

by · June 3, 2014

 

Con i Mondiali 2014 alle porte, abbiamo chiesto un parere “a tutto campo”, sullo stato del nostro calcio e non solo, a Damiano Tommasi (nelle foto), figura di rilievo nel panorama calcistico italiano, non solo per le gesta sul campo. Ribattezzato curiosamente “l’anima candida” della Roma, con la quale vinse un indimenticabile scudetto nell’anno del Giubileo, Tommasi si è distinto in carriera come modello di lealtà sportiva, oltre che per essere stato il primo calciatore italiano a giocare nel campionato cinese nel 2009. Già giocatore della Nazionale, è stato protagonista di numerose azioni benefiche anche prima di ritirarsi dal calcio professionistico. Attuale Presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, i più appassionati in particolare ricorderanno di lui la decisione di autoridursi “per riconoscenza” lo stipendio al minimo sindacale (1.500 euro al mese), quando rientrò a giocare nella Roma dopo un gravissimo infortunio.

Presidente Tommasi, gli imminenti Mondiali arrivano in un momento difficile per il nostro calcio, sia sul piano del prestigio internazionale, in termini di risultati, che su quello del rapporto tra tifoserie e società: che succede al campionato italiano e in che stato arriviamo a Brasile 2014?

Diciamo che nonostante ciò che accade al calcio italiano arriviamo in Brasile con un ottimo curriculum. Ci siamo qualificati per la prima volta con buon anticipo, siamo vice campioni d’Europa e nell’ultima Confederations Cup siamo arrivati al terzo posto. Fortunatamente gli scarsi risultati a livello europeo delle squadre di club non stanno incidendo negativamente sul rendimento della nazionale. Se la domanda è “quanto può durare questa doppia velocita?”̀ rispondo che temo possa durare molto poco, per questo spero che si riprenda al più presto in mano il progetto sportivo prima che quello aziendale.

Il momento non sembra favorevole, a parte alcuni esempi virtuosi, sul piano dello sviluppo dei settori giovanili: sul piano educativo e strutturale l’Italia sembra lamentare gravi lacune in questo senso e gli ultimi scarsi risultati, come l’abbassamento generale della qualità tecnica del nostro calcio, sembrano dimostrarlo. Cosa serve per cambiare rotta? Come tornare a educare cittadini e calciatori?

Purtroppo il calcio sta spostando sempre più il baricentro verso il business e il ruolo delle aziende/società trascurando il progetto sportivo. Come già detto è fondamentale riportare il progetto sportivo al centro dell’attività: sapere che per formare un giovane serve impegno, tempo e idee, e non un buon agente, è fondamentale per investire nella giusta direzione. Purtroppo ci sono ancora troppe società che investono in scouting all’estero molto più di quelle che investono nei loro settori giovanili qui in Italia.

Tommasi3

La grande quantità di soldi riversata nel mondo del calcio dai diritti televisivi ha attratto sempre più imprenditori interessati all’attività commerciale e sempre meno appassionati allo sviluppo sportivo. Quando ci accorgeremo che senza buoni cittadini non avremo buoni sportivi, e senza buoni sportivi non avremo buoni risultati economici, forse faremo qualche passo indietro e qualche scelta strategica diversa.

Oggi la dichiarazione o il comportamento di un calciatore può pesare mediaticamente, per diffusione e interesse, più di quella di un’istituzione: cosa consiglierebbe il Presidente dell’Associazione Calciatori circa il profilo da tenere, sul piano comportamentale?

Essere se stessi in un mondo di personaggi e figurine è sempre più difficile. Troppo spesso si trascura come società calcistica di prestare attenzione alla formazione umana dei calciatori e, troppo spesso, si dimenticano anche le famiglie di formare buoni cittadini prima che buoni sportivi. Devo anche dire che parecchi calciatori sanno essere esempi positivi e trasmettere valori ma qui entra in gioco il ruolo dei media, che inevitabilmente cercano il sensazionale nel negativo e non nel positivo.

I 23 convocati saranno in questo senso “ambasciatori” del nostro Paese in Brasile davanti al mondo: posto l’inevitabile agonismo e la tensione dell’evento, quali valori pensa possano portare e testimoniare i nostri atleti ai Mondiali 2014?

Come sempre i Mondiali sono la sintesi del gioco di squadra e per questo, come peraltro è stato nel 2006, la nostra nazionale potrà esaltare la capacità di fare gruppo, dentro e fuori dal campo: uniti e solidali, come sanno fare i gruppi delle squadre che arrivano al successo…

Cosa si aspetta Tommasi, da ex calciatore, sul piano tecnico, dalla nostra nazionale in Brasile? Partiamo certamente non tra le favorite…

Credo che al mondiale 2014 ci saranno delle sorprese visto il caldo e la strana logistica degli stadi, con viaggi lunghi. Proprio perché l’Italia non è tra le favorite chissà che non rientri tra le sorprese!

A quali giocatori o nazionali guarderà con particolare interesse il Presidente dell’AIC? A quali invece l’ex calciatore Damiano Tommasi, appassionato di calcio?

Seguirò con interesse duplice come appassionato e presidente il rendimento dei nostri più giovani, uno su tutti Mattia De Sciglio, per il quale vedo un futuro positivo. Tra le nazionali che mi incuriosiscono ci sono la Russia di mister Capello e la Colombia, anche se probabilmente non recupererà in tempo il suo giocatore più forte, Falcao.

@ Mario Agostino

Comments

comments